sabato 12 ottobre 2019

Del perché e del percome sono sparita da qui


Ho quasi vergogna a scrivere questo post. Cinque mesi. Un eternità. Il tempo in cui non mi sono fatta viva qui sul blog, nonostante abbia letto moltissimi libri. 
Il primo motivo è stato, prevedibilmente, il lavoro: lavorando come stagionale in un albergo per me l'estate non è la stagione rilassante che tutti aspettano, anzi, coincide col periodo di maggiore stress e impegno. A rendere l'estate ancora più difficile, a luglio c'è stata la morte improvvisa e prematura del mio amato cagnolino, proprio sotto i miei occhi, che per giorni e giorni mi ha impedito di fare qualsiasi cosa che non fosse andare al lavoro, tornare e non fare nulla di rilevante fino all'ora di andare a dormire, sostanzialmente senza muovermi da casa. Ma siccome non ci volgiamo far mancare niente, ho avuto anche alcuni problemi di salute, risolti solamente poche settimane fa, dopo una serie di visite e accertamenti non certo piacevoli.
Considerando tutti questi elementi ho avuto poco tempo, poca voglia e ancora meno concentrazione, per riflettere su quanto letto o di pensare ad argomenti interessanti da trattare legati al mondo del libro. Piano piano però devo tornare alla normalità, e spero che in questa normalità possa rientrare anche una certa continuità nello scrivere sul blog.
Per il momento riesco solo ad elaborare una piccola classifica dei cinque libri che più mi hanno colpita da maggio ad oggi, e forse il prossimo post potrebbe essere la recensione di uno di questi. Quando sarà il momento, se mai lo sarà.


“Skyward” di Brandon Sanderson: un romanzo di fantascienza che può essere inserito negli Young Adult, ma che non ha nulla dei soliti cliché tipici del genere. Scritto divinamente, pieno di personaggi caratterizzati in modo esemplare. Perfetto.









“La manutenzione dei sensi” di Franco Faggiani: libro dolce e delicato, che narra le vicende di una famiglia atipica, alla quale vi affezionerete subito. Indicato per chi cerca una bella storia da divorare in pochi giorni.











“L'arte di collezionare mosche” di Fredrik Sjoberg: a metà tra romanzo, autobiografia e trattato di entomologia. Un libro piacevole e interessantissimo, nonostante parli perlopiù, come si evince dal titolo, di mosche.










“La campana di vetro” di Sylvia Plath: non credo di dover dare nessuna spiegazione.












“Il mio anno di riposo e oblio” di Ottessa Moshfegh: la stramba storia di una giovane e ricca newyorkese che ha in progetto di costruirsi una nuova vita da zero intraprendendo un singolare "programma" il quale prevede di dormire, o comunque vivere in stato di forte sedazione, per un anno intero grazie soprattutto a valanghe di psicofarmaci, che si fa prescrivere con modalità alquanto bizzarre. 


venerdì 17 maggio 2019

Westeros, 100 anni prima.

Titolo: Il cavaliere dei Sette Regni
Autore: George RR Martin
Editore: Mondadori
Anno di edizione: 2015*
*per quanto riguarda l'edzione in mio possesso, cioè quella in foto.


Foto scattata da me

Se comprerete questo libro troverete sicuramente sulla copertina, o sul retro, una dicitura di questo tipo “Il prequel de Il Trono di Spade”, ma per darvi un'idea più precisa dell'epoca in cui si svolgono gli eventi narrati è utile richiamare alla mente alcune date fondamentali. Il primo racconto si svolge in concomitanza col Torneo di Ashford, nel 209 CA, quindi 209 anni dopo la conquista di Westeros da parte di Aegon I Targaryen (o Aegon il Conquistatore), che riunì tutti i regni, con l'eccezione di Dorne, sotto il suo dominio. Per quanto riguarda i fatti narrati nei libri de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” e nella serie “Game of Thrones”, essi si svolgono all'incirca un centinaio di anni dopo: la Ribellione di Robert Baratheon ha luogo tra il 282 e 283 CA, mentre Ned Stark svolge il ruolo di Primo Cavaliere de Re nel 298 CA, lo stesso anno della sua morte.


Il libro è costituito da tre differenti racconti, che sono autoconclusivi nella loro tematica principale, ma allo stesso tempo conseguenti l'uno all'altro sul piano cronologico. I due protagonisti sono Dunk (Duncan l'Alto) un cavaliere errante alla ricerca di fortuna, e il suo fedele scudiero Egg, un ragazzino sveglio ma con un grande segreto. Dunk e Egg sono una coppia che funziona alla perfezione, il primo sembra un tontolone poco avezzo al mondo delle armi e degli intrighi, ma è in realtà un cavaliere capace e leale, e avremo modo di scoprirlo nel corso della vicenda, mentre Egg è fin troppo loquace e testardo. Anch'egli però saprà dimostrare il suo valore, la sua lealtà e una certa dose di propensione per il rischio.



Come già ampiamente spiegato, le vicende si svolgono all'interno del mondo de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, e le avventure affrontate da Dunk e Egg, grandi o piccole che siano, sono sempre legate ai diversi avvenimenti che scuotono i Sette Regni. Proprio per questo il libro è molto affascinante per chi già conosce questa saga: si incontrano personaggi che in un futuro avranno un legame con quelli che già conosciamo e si scoprono i retroscena di alcuni fatti che finiranno per avere conseguenze di lungo termine anche nella Westeros che abbiamo conosciuto grazie alla serie o ai libri. La lettura di questi racconti risulta quindi più piacevole se già conoscete la saga successiva, a me ad esempio ha fatto venir voglia di approfondire ulteriormente questo mondo, tanto da acquistare il bellissimo volume illustrato edito da Mondadori dal titolo “Il mondo del ghiaccio e del fuoco” che tratta la storia di Westeros fin dagli albori, dalla lotta tra Figli della Foresta e Primi Uomini, soffermandosi poi sui fatti più importanti, sulle figure dei regnanti e sulle varie zone in cui il continente è diviso.

martedì 7 maggio 2019

Perché non pubblico mai recensioni negative




Girovagando per l'internet, a partire dai blog, passando per Youtube e i vari social, mi capita spesso di imbattermi in contenuti relativi a libri che l'utente in questione non ha gradito, a partire dalla recensione mega distruttiva che lo boccia su tutta la linea, fino a quella più moderata, che sottointende comunque una bocciatura.
Ci tengo subito a specificare che non ho niente da criticare a questo tipo di contenuto, anzi, mi ci tuffo spesso per le più svariate ragioni: sentire un parere diverso dal mio su un romanzo che mi è piaciuto, che mi interessa leggere o, al contrario, che nemmeno io ho amato, è sempre una cosa interessante e, se la critica ha basi solide e viene esposta chiaramente, fa nascere spunti di riflessione intorno alle tematiche del caso. Non nego che spesso è la semplice curiosità di vedere fino a dove il trash si insinua anche nel mondo dei libri, mi faccio due risate e via, perché no. 

Il motivo per cui qui su questo blog non credo troverete mai recensioni negative è in realtà molto banale, semplicemente non porto quasi mai a termine un libro che non mi piace, quindi non mi sento sufficientemente ferrata su quel libro per poterne fare una vera e propria recensione; posso al massimo lasciare un piccolo commento su Goodreads o su Instagram, dicendo in due parole perché il libro non mi ha convinta fino al momento in cui l'ho lasciato. Non collaborando né con case editrici né con scrittori, non ho nessun “obbligo” in questo senso, né di leggere un libro per intero e né tantomeno di doverne parlare per forza, bene o male che sia. Leggendo solo quello che mi va e non portando spesso a termine i libri che non mi coinvolgono, non mi sento quindi legittimata a fare una recensione, che risulterebbe secondo me quantomeno incompleta, proprio per via della mancata conclusione del libro.
Trovo comunque da sempre interessanti e utili le recensioni negative, ovviamente quelle ragionate e non ad esempio un video intero di ripetuti “ Oh, che schifo questo libro”, che sinceramente è utile tanto quanto un video intero di “Oh che bello questo libro, ho amato tutto”, o di Bran Stark, decidete voi.


giovedì 11 aprile 2019

"Questo libro non fa per me". E INVECE.

Il post di oggi rientra nella categoria “liste”, quelle che spesso mi piace compilare per riordinare le idee, tirare le somme, o solo per curiosità. In questo caso ho pensato a quali fossero i libri che mai avrei pensato mi sarebbero piaciuti, quelli a cui si dà una possibilità senza sapere nemmeno bene il perché, convinti di leggerne solo qualche pagina e poi abbandonarli per sempre. Ce ne sono alcuni che, pur partendo da questa posizione di svantaggio, sono poi finiti nel novero dei miei preferiti. 


Il primo, e probabilmente più famoso di tutti, è “Io prima di te” di Jojo Moyes, a cui mi sono avvicinata solo perché era stato scelto come uno dei libri del Gruppo di lettura che frequentavo nella biblioteca del mio comune. Il pregiudizio che avevo nei suoi confronti era quello di crederlo una banale storia d'amore come un'altra, complice la copertina e soprattutto i commenti di famosi autori e testate giornalistiche che si trovavano sul retro del libro. Mai presentimento fu più sbagliato, divorai il libro in pochi giorni, scoprendo che le tematiche trattate all'interno di questa storia d'amore erano tutt'altro che banali o stereotipate. 






Per quanto riguarda invece "Ready Player One" di Ernest Cline, il mio problema era questo: sia in gioventù che in adolescenza non ho mai giocato più di tanto ai videogiochi e anzi, rispetto ai miei coetanei ebbi il primo computer in casa molto tardi, solo alla fine della prima superiore. Immaginavo quindi che non avrei colto molti riferimenti e situazioni presenti nel libro, e che di conseguenza non sarei riuscita ad apprezzarlo, o addirittura capirlo. In realtà anche questa si è rivelata una lettura piacevolissima e avvincente, i richiami a videogiochi e realtà virtuale sono familiari a chiunque sia cresciuto negli anni '80 e '90, così come altri riferimenti alla cultura pop e nerd in generale. La trama inoltre non è solo “oh che bello i videogiochi andiamo a vincere questo premio”, è anzi improntata su temi chiave come l'amicizia, la lealtà, il superamento delle paure.



Ultimo ma non meno importante, un altro dei miei libri preferiti, nonché un Pulitzer di qualche anno fa: "Olive Kitteridge" di Elizabeth Strout. In questo caso a frenarmi inizialmente non fu la trama, ma la struttura del libro, un “romanzo per racconti”, che ha come punto chiave della narrazione la figura che dà il titolo all'opera, Olive Kitteridge, insegnante in pensione e persona conosciutissima di una piccola comunità del Maine. Il mio dubbio era proprio legato al fatto che non amo particolarmente i racconti, non riesco ad apprezzare la brevità della storia e non entro in empatia con i personaggi, sapendo che in poche pagine li dovrò abbandonare. In questo caso però i racconti, pur essendo autoconclusivi, ruotano tutti attorno alla figura di Olive Kitteridge, e anche gli altri personaggi sono sempre i vari membri della comunità, che in un modo o nell'altro l'hanno conosciuta. Il risultato è che il libro sembra quasi diviso in semplici capitoli e la storia acquista una certa coesione, tanto che una volta giunta alla conclusione non ho sentito una grande differenza rispetto ad un romanzo “classico”.


martedì 2 aprile 2019

Vita su un pianeta nervoso

Titolo: Vita su un pianeta nervoso
Autore: Matt Haig
Editore: E/O
Anno di edizione: 2019




Scrivere qualcosa su questo libro non mi risulta semplice come vorrei, le tematiche sono importanti e delicate, anche se la scrittura risulta davvero scorrevole, tanto che io l'ho divorato in poco più di un giorno.

Matt Haig è uno scrittore inglese quarantaquattrenne che ha sofferto per anni di ansia, depressione e attacchi di panico. Attraverso le pagine di questo libro non ci racconta soltanto la sua dolorosa esperienza dovuta queste patologie (sì, sono malattie e non capricci, come purtroppo molte persone ancora credono) ma ci spinge a riflettere su un aspetto tipico del nostro tempo, che ritiene giocare un ruolo chiave nella comparsa o nell'aggravarsi di questi disturbi: il sovraccarico.
Viviamo in un modo, sia quello reale che quello virtuale, così ricco di spunti, stimoli, cose che vogliamo fare, vedere, realizzare, che è facile venire sopraffatti da tutto quello che ci viene offerto, sentire di ”non aver fatto abbastanza” o di aver sprecato il tempo a fare una cosa al posto di un'altra.
Tra le molte frasi sottolineate, ve ne propongo una qui che secondo me riassume benissimo il concetto:

“Eppure, nonostante le scelte siano infinite, le nostre esistenze si svolgono su un arco temporale finito. Non possiamo vivere ogni vita. Non possiamo guardare ogni film o leggere ogni libro o visitare ogni luogo di questa bellissima terra. Invece di lasciarci bloccare da questa evidenza, dobbiamo rivedere le scelte che abbiamo davanti. Scoprire cosa va bene per noi e lasciar perdere tutto il resto.”

Ad aggravare il disagio creato da questo sovraccarico emotivo concorrerebbero poi i social network, dato che l'iperconnessione spinge sempre più, inconsciamente o meno, a confrontare la nostra vita con quella degli altri, o meglio, con la vita che gli altri decidono di mostrare attraverso i social. Essere continuamente bombardati da quello che gli altri fanno può portarci infatti, soprattutto in un momento della vita nel quale non ci sentiamo realizzati, ad esarcerbare il sentimento di inadeguatezza e di frustrazione che sentiamo crescere quando non ci sentiamo in pace con noi stessi.

Gli argomenti toccati sono davvero molteplici, si parla anche dell'eccesso di informazione, della spinta all'acquisto di ogni genere di cosa, dell'essere sempre proiettati in un ipotetico futuro. Si vede che l'autore è passato attraverso quello che racconta, e che considera fondamentale andare al cuore di questi problemi, in modo da cercare di aiutare le persone sofferenti nel modo più adeguato.

Quello che posso dirvi io è che secondo me è un libro illuminante sotto diversi punti di vista e ne consiglio la lettura soprattutto a:
  • chi soffre o ha sofferto di ansia, depressione, attacchi di panico o altri problemi di salute mentale.
  • chi vive a contatto con persone che ne soffrono o ne hanno sofferto.
  • chi considera queste malattie come cose di poco conto e non invalidanti.
  • chi si sente spesso inadeguato o non “al passo” con quello che succede.
  • chi usa i social volentieri ma allo stesso tempo si rende conto che possono avere anche effetti negativi concreti sul nostro vivere quotidiano.
  • chi sta benissimo con se stesso (ah, che sogno) ma vuole capire perché molte altre persone non ce la fanno.
Praticamente lo consiglio a tutti
;)


giovedì 7 marzo 2019

Meno caramelle al limone e più consapevolezza


Titolo: ...e noi dove eravamo?
Autore: Silvia Ziche
Editore: Feltrinelli Comics
Anno: 2018

Foto presa da mio profilo Instagram @silviottide


Il post di oggi è in qualche modo legato alla giornata di domani, il famoso 8 marzo, denominato spesso “Festa della donna”, ma che sarebbe più corretto definire “Giornata internazionale della donna”, anche perché rimanda alla reale situazione, al fatto che ci sia troppo poco da festeggiare e molto ancora da fare. Proprio per questo penso che in occasione di questa giornata possa essere più utile, anche per me attraverso il mio piccolo blog, affrontare argomenti legati alla condizione della donna, piuttosto che ricevere sconti nei negozi, o caramelle al limone sui treni.

La graphic novel di cui vi parlo è opera della famosa (almeno per i nerd fumettari) Silvia Ziche, storica illustratrice, nota soprattutto per i suoi lavori a tema disneyano su “Topolino”, ma anche creatrice della figura satirica di Lucrezia, la stessa che ci accompagna in questo viaggio.
“...e noi dove eravamo?” è infatti un viaggio a ritroso nella Storia, nel quale le “antenate” prendono per mano Lucrezia, mostrandole la vita quotidiana delle donne nelle diverse epoche, sottolinenando così la condizione tipica della donna nei vari periodi. Oltre a Lucrezia e le antenate troviamo altre due figure ad accompagnare, Privy e Pregy, parodie del privilegio e del pregiudizio maschile, che entrano in gioco quando è il momento di contrastare i tentativi di emancipazione femminile tipici di ogni epoca. La presenza di Privy e Pregy è fondamentale per capire quanto l'ambiente in cui le donne si battevano fosse ostile e fondato sul dogma della superiorità maschile. La bravura della Ziche sta nel riuscire a mantenere per tutto il libro una certa ironia nel raccontare fatti che di simpatico hanno ben poco: se nel peggiore dei casi si affronta il tema dei roghi delle streghe, il resto della Storia è in ogni caso permeato di ingiustizie, soprusi, discriminazioni e lotte soffocate, o quantomeno ostacolate.


Di questa bellissima e curatissima graphic novel secondo me si è parlato troppo poco, sa affrontare tematiche importanti in modo semplice, facendo riflettere su quanta strada sia stata fatta nel corso dei secoli, ma anche su quanta ce ne sia ancora da fare. Lettura consigliata anche a ragazzi e ragazze, nonché eventuale regalo perfetto per l'8 marzo, al posto dell'inutile mimosa, che nel mio caso funge anche da attira starnuti, quindi tenetevela proprio.


lunedì 25 febbraio 2019

Perché Edimburgo ruba il cuore dei nerdoni come noi

Edimburgo è una città che mi ha rubato il cuore fin dal primo istante: sono rimasta subito affascinata dalle villette a lato della strada durante il tragitto dall'aeroporto, e infine folgorata quando, nei pressi della Wawerley Station, ho alzato gli occhi e mi sono trovata davanti quella parte di città arroccata in alto, con i suoi tetti e pinnacoli a dominare la zona sottostante.


Foto scattata da me


L'ho poi vissuta magnificamente attraverso i suoi pub, le sue vie, le ripide strade, i vicoletti bui... ho visitato il famoso castello, ammirato il panorama mozzafiato dalla Calton Hill, con il vento forte che mi scompigliava i capelli, ho sgranato gli occhi di fronte all'atmosfera fiabesca del Dean Village, delle porte colorate di Stockbridge, ho subìto il fascino della zona portuale di Leith... ho bevuto una quantità imprecisata di pinte, sorseggiato (poco) whisky, gustato dei meravigliosi scones. Mi sono innamorata follemente di Cockburn Street, quella che personalmente a me ricorda Diagon Alley più di tutte le altre strade della città.

Ma la verità è che se siete dei nerd come me non solo amerete tutto questo, che sarebbe oggettivamente già abbastanza per prendere il proprio cuore e porgerlo alla città, ma anche il “contorno” letterario che ha da offrire. Come quasi tutti saprete infatti, è qui che in un certo senso ha preso vita il nostro Harry (devo specificare Potter? Non credo). La Rowling infatti si sedeva spesso a scrivere ai tavolini dell'Elephant House, un caffè del centro cittadino, ed ha inoltre terminato l'ultimo libro in una stanza del Balmoral Hotel di Princes Street. Nemmeno a dirlo, in città ci sono vari negozi dedicati solo ed esclusivamente al merchandising del Ragazzo che è Sopravvissuto, come è superfluo dire che io mi ci sono fiondata e qualcosina ho comprato. Nella corte di fronte alle Edinburgh City Chambers troverete poi anche il calco delle mani della Rowling, realizzato nel 2008.


Foto scattata da me

Anche tralasciando l'argomento Harry Potter (e ci sarebbero poi altri luoghi legati alla saga che io non ho nominato, o nemmeno visitato) in città potrete anche recarvi al Writer Museum, un piccolo museo dedicato a tre celebri scrittori scozzesi, Robert Burns, Walter Scott e Robert Louis Stevenson.
Per finire, Edimburgo offre anche moltissime librerie, dalle famose e bellissime Waterstones ad altre più piccole che si occupano anche di usato e di antiquaria. Non è facile spesso trovarle, anche perché sono davvero sparse per tutta la città e se, come me, non avete molti giorni a disposizione diventa difficile riuscire a districarsi tra tutte le cose che si vogliono vedere. Io ho avuto la possibilità di entrare nella bellissima Armchair Books, oltre che nella Waterstones di Princes Street, che comunque merita, sia come assortimento che come atmosfera. Il mio consiglio se avete molto tempo, o se non è la prima volta che visitate la città, è di organizzarvi in modo da fare anche un piccolo tour delle librerie, molte di quelle che non sono riuscita a vedere mi sembravano davvero meritevoli, e mi è pianto un pochino il cuore non riuscire a farci un salto. 


Foto scattata da me 

Ci sarebbero altre cose da dire ma non voglio che il post risulti troppo lungo o descrittivo, mi premeva solo sottolineare la bellezza della città nel suo complesso e la sua anima letteraria, legata anche, ma non solo, alla saga di Harry Potter.

Voi siete stati ad Edimburgo? Vi incuriosisce?