martedì 10 aprile 2018

"La più amata": una NON recensione

Titolo: La più amata
Autore: Teresa Ciabatti
Editore: Mondadori
Anno: 2017

Foto presa dal mio profilo Instagram @silviottide

Un libro che quasi tutti hanno già letto.
Un libro che si è classificato secondo allo Strega 2017.
Un libro di cui tutti mi avevano parlato come qualcosa di assurdo, magnetico, disturbante.
Un libro che non credo avrei letto, non fosse che è stato scelto per il prossimo incontro del Gruppo di lettura.


Questa non è una recensione, non ne sarei in grado, è un tentare di capirci qualcosa, non riesco nemmeno a capire se mi sia piaciuto o meno, cosa che credo non mi sia mai successa.


Teresa Ciabatti, classe 1972, esordisce dicendo che la stesura di questo libro scaturisce dalla sua ossessione di scoprire chi fosse davvero suo padre, Lorenzo Ciabatti, “il Professore” primario dell'Ospedale di Orbetello, figura da tutti amata, rispettata, ma anche temuta, osannata, finanche servita, l'uomo a cui lei pare attribuire gran parte delle sue problematiche, anche attuali. 
Quello che ne esce è in realtà un terrificante affresco non solo della sua famiglia e della vita dell'autrice stessa, ma anche di un certo ambiente clientelare, dove le uniche cose a contare sono i soldi, il potere, la possibilità e il piacere di decidere chi può fare cosa. Sebbene l'autrice faccia intendere come alcune cose siano inventate, si capisce benissimo che il mondo descritto e le dinamiche famigliari sono reali, terribilmente reali.
Sembra che qualunque rapporto instaurato dai membri di questa famiglia con chicchessia, debba per forza passare attraverso le due fondamentali divinità di cui sopra, ovvero il potere e i soldi. Li odiamo, li odiamo profondamente i Ciabatti perché non solo sono dei ricconi snob e arroganti ma sono sopratutto calcolatori, manipolatori, talvolta appaiono quasi pazzi isterici, come quando Teresa dice di volersi suicidare o si butta a terra, o scappa di casa perché vuole le lenti a contatto azzurre o una borsa nuova, o chissà cos'altro. Come quando per farsi accettare dalle amiche, ma anche per sentirsi superiore a loro, usa le sue ricchezze, la sua casa con piscina, la sua posizione sociale. Come quando la sua povera madre fa pedinare il marito, salvo poi dimenticare tutti i sospetti quando lui si presenta con una pelliccia, che alla fine era pure per un'altra donna. Come quando il padre usa infermieri e altri suoi sottoposti per farsi verniciare casa, o intesse rapporti quanto mai oscuri, e probabilmente mai chiariti, con personaggi legati alla P2 o ad altri ambienti al limite della legalità.


Alla fine del libro ti viene un po' anche da abbracciarla, la Teresa, perché è vero che per tutto il libro la prenderesti a pedate nel culo, lei e tutta la sua famiglia, ma è anche vero che ci vuole coraggio a mettersi a nudo così, a raccontare cose spesso disturbanti e sempre, sempre, personali. Per questo non capisco se mi sia piaciuto o meno. Si legge veloce, la scrittura è un fiume in piena e si viene travolti ma allo stesso tempo, come detto sopra, non li sopporti proprio i Ciabatti, con tutto il bene, ma non ce la fai.
Senza dubbio un libro come mai ne avevo letti, questo sì, lo devo ammettere.

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